Anche questo è un uomo!

04
ottobre
2013

Scritto da Danilo Minarini

Categorie: News / Quinto Ball

Anche questo è un mio vecchio pezzo. Influenzato da una notizia letta nel 2008. Lo rileggo e lo trovo ancora attuale, anche nella chiosa. Il tempo passa, nulla cambia e tutto cambia. Il messaggio della storia è chiaro. Buona lettura.

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Quella che voglio raccontarvi oggi è una storia di vita e di baseball, una brutta storia. E’ la storia di un ragazzo, di un uomo, debole al di là della prestanza fisica, con problemi adolescenziali di alcool e violenza, cacciato dal college, un uomo che ha avuto la possibilità del riscatto sociale, la fortuna e la sfortuna, assieme, di toccare o quasi il magico mondo delle Major. I nostri ragazzi sognano sicuramente di giocare in una grande squadra, sognano la serie A e, perché no, quando erano più piccoli avranno pensato anche di poter accedere alle platee della MLB, Sogni!? Sì, ma si vive anche di questi.

La storia inizia quando il nostro ragazzo ha già 22 anni, ha avuto qualche precedente penale, nel 1999, per aggressione. Gioca a baseball, è un lanciatore, è bravo. Negli USA, annualmente, come si vede anche in certi film a tema, si fanno dei provini ai giocatori senza contratto o li si va a vedere in campo, qui si determinano le scelte delle società in base a dei criteri ben collaudati. Queste momenti di “scelta” si chiamano DRAFT, ovvero trattative. Il nostro giocatore si chiama John Odom e viene scelto, nel 2004, dopo una lunga serie di draft, dai San Francisco Giants. A questo punto il vento, che sembrava spirare a favore, improvvisamente, cambia direzione. Un problema al gomito lo blocca, nel 2005, obbligandolo a sottoporsi alla “ Tommy John Surgery” operazione di ricostruzione del tendine del gomito che prende il nome dal primo giocatore su cui fu effettuato l’intervento, nel 1974. Nel 2006 torna alla ribalta e gioca in singolo A con ottimi risultati, ma nel 2007 si “rompe” di nuovo (infortunio alla spalla) e l’anno successivo i Giants lo tagliano. Allora accade un fatto unico e determinante. Nel baseball nostrano, quello delle categorie minori, gli scambi tra giocatori sono abbastanza rari, segreti e misteriosi, quando un giocatore viene ceduto è o in cambio di un altro, o altri giocatori o per vil denaro, poco, ma necessario come l’ossigeno nell’aria. Il nostro John Odom viene tesserato dai Calgary Vipers, squadra canadese, ingaggio non consumato perché, a causa dei suoi precedenti penali, John non ottiene il permesso di soggiorno (su queste cose i canadesi non transigono), allora il team canadese è costretto a cederlo ad un’altra società, nella fattispecie ai Laredo Broncos, squadra texana ai confini con il Messico, ma i canadesi non vogliono dollari, chiedono che il prezzo del suo cartellino sia pagato con 10 mazze da gioco, valore commerciale poco meno di 700 dollari! Il fatto è compiuto! I Media si buttano a capofitto sulla notizia che, all’inizio, non dispiace al nostro John, anzi, lo rende popolare, telecamere, interviste, la cosa non sembra negativa. Ma se il gioco è bello quando dura poco, qui, invece, ad ogni partita il pubblico lo dileggia affibbiandogli un soprannome dal doppio significato: BAT MAN, ed ogni volta che entra in campo per salire sul monte, dagli altoparlanti del park, parta la sigla di Batman. Lo prendono in giro tutti, compreso giornalisti, giocatori e, si dice, gli arbitri.

Per un po’ regge, solo per un po’, anzi meno. Dopo tre settimane, in piena depressione, lascia squadra e baseball, rifugiandosi, inseguito dalla sua “fama”, nella casa paterna. Qui cerca e ritrova i vecchi vizi, i vecchi mezzi insani di fuga dalla realtà, una miscela pazzesca di droga e alcool lo uccide, è il 5 novembre 2008, liberandolo definitivamente dall’involontario imbarazzo creatogli dalla società dei Vipers e dalla incomprensibile vergogna che lo stava distruggendo.

Non penso che la causa della sua fine sia da attribuire esclusivamente all’umiliazione subita, credo però che la dignità dei singoli individui debba esser sempre rispettata, soprattutto se più deboli. Le cose potevano andare diversamente se non ci fosse stato quel fatto delle 10 mazze? Non so, forse, ma non credo. C’è chi sa reagire e chi invece è debole di fronte alla vita ed alle sue insidie, cattiveria altrui compresa. Un altro John Odom, soprannominato “Blue Moon”, anche lui lanciatore, degli Oakland Athletics, vincitore di tre World Series (anni ’70), magari avrebbe reagito agli sfottò entrando in campo con il mantello del mitico pipistrello alato di Gotham City e dieci mazze di plastica sulle spalle con un cartello “Costo meno di quello che avete pagato per vedermi!”, sarebbe stato al gioco, prendendo a sua volta in giro chi lo derideva, ma il John Odom di questa storia era un ragazzo con dei problemi, molti dei quali nascosti nella sua mente, problemi che ha voluto risolvere da solo, nel modo più sbagliato.

Ma ricordatevi sempre che anche questo è un uomo.

Viviamo in una società che crea ed ha bisogno di personalità deboli, di persone fortemente influenzabili, di mostri e di paura, tanta paura e poca cultura, per il bene del mercato e per la tranquillità di chi governa.

(1^ uscita 29 aprile 2009)