Le chiamano “telecronache di baseball”

31
agosto
2014

Scritto da Danilo Minarini

Categorie: News / Quinto Ball

Qualcuno si chiederà, forse, il perché di tante critiche da parte mia verso le telecronache di baseball nostrano. Nulla di personale, comprendo e plaudo all’iniziativa di dare visibilità al nostro sport, ma nel contempo penso, anzi credo, pur ringraziando chi si presta al commento delle partite, che l’impegno dovrebbe essere totale e non limitato alle immagini, desidererei avere un commento vivace, spigliato, entusiasmante. Ieri sera andava in onda la partita decisiva per l’assegnazione dello scudetto 2014 (vinto dalla Fortitudo Bologna – foto- complimenti!) ed anche ieri sera abbiamo “ascoltato” una telecronaca monocorde, senza acuti.  Sul triplo di Grimaudo, lunghissimo, palla contro la recinzione, si è pontificato sul perfetto taglio del prima base. Il susseguirsi di dubbi su determinate azioni, come stessero commentando una partita di calcio, rigore sì rigore no, nel tentativo di non disturbare la suscettibilità dell’una o dell’altra tifoseria.  “Da qui è difficile comprendere la traiettoria della palla”. Con tre monitor ed altrettante telecamere e replay? Il baseball non è il calcio, si può manifestare la propria opinione!

Proprio mentre scrivo sto guardando, su Sky, la replica di una partita di MLB. Si gioca a Toronto, la “mia” Toronto, nella fantastica cornice dello Skydome, il mio Skydome, e, al di là della spettacolarità offerta dalle immagini della TV d’oltreoceano, ho chiuso gli occhi ed ho ascoltato il commento, il cronista e Varriale sanno cos’è il baseball, sanno cosa vuole sentire dire uno spettatore e, ne sono certo, è così che va fatta una telecronaca di questo sport. A volte, non oggi, è presente anche Faso, che con il suo pepi-pepi-pepitone ha un po’ stancato, almeno il sottoscritto, ma anche in quelle occasioni, pepitoni a parte, la telecronaca è sempre vivace ed interessante.

La lenta telecronaca dei nostri cronisti ha rischiato di farci addormentare tutti. Fortuna che i ragazzi in campo, con le loro giocate, ci hanno fatto stare svegli.

Si vedono “slider” ovunque, ad ogni lancio. Escalona, il rilievo di Corradini, Rimini, se avesse tirato tutte le slider che gli sono state attribuite, avremmo raccolto da terra il suo gomito a fine partita, mentre Rivero lanciava solo dritte, anche quando era evidente la curva o il cambio. Ogni tanto, per variare, si vedeva una “forchetta”, mai un “cambio di velocità”.

Gara 6, Santora batte sulla punta posteriore di casa base, la palla si impenna e rientra in campo, Rodriguez raccoglie al volo e tocca il battitore. L’arbitro aveva già eloquentemente chiamato la palla buona quindi decreta l’out. Scandalizzati i nostri cronisti disquisiscono per almeno due inning sul fatto che quella palla era foul e quindi l’arbitro aveva sbagliato. Ieri sera un telespettatore gli ha inviato un SMS con il quale gli spiegava che : “Se viene battuta una palla in foul,  ma questa rientra in campo buono, senza essere toccata da un giocatore, PRIMA dei cuscini di prima e terza, LA PALLA E’ BUONA!”, giustificazione: “Pensavo che la palla fosse stata raccolta dal ricevitore quando era ancora in zona di foul!”, dopo quattro replay???

Sempre ieri sera, in occasione di una battuta in pop sul seconda base, ci si affretta a comunicare di aver ricevuto diversi SMS con i quali venivano criticati per l’utilizzo di troppi termini inglesi, “in questo caso si tratta di una Tower Inn, come tradurreste Tower Inn, non è possibile, non si può tradurre”. Ecco, questo è un limite di chi utilizza troppi termini inglesi, perde il contatto con la propria lingua. Forse non avete mai giocato a pallone in cortile, quando la palla, o la pallina, vola in alto ed a pochi metri da chi l’ha colpita, si tratta di un tiro a “Campanile” e nulla più. Da casa poi qualcuno individua il termine, ma qualcun altro dice “Pillola”, pare uno di Parma, e  il nostro trio sceglie “Pillola”.

Malengo si fa piccionare fuori base, in terza, e da qui prende spunto una interessantissima discussione di come deve essere arbitrata una partita, “l’arbitro (riferendosi a quello di casa base) deve essere “consistente” nelle chiamate” (traduce l’ennesimo vocabolo anglofono). Ho avuto un brivido, mi sono attaccato alla bottiglia della grappa, di Nosiola, quella morbida, che non brucia. Da casa, poco dopo, suggeriscono “coerente”, che va meglio, anche se è un sinonimo del precedente. Poi, ancora, arriva un “costante”. Bene, ma ci si gira attorno. Ma perché non dire semplicemente che deve avere un’area di strike uniforme per entrambe le squadre? andrebbe bene, o no? Più comprensibile, o no?

In ogni caso non pongo limiti alla speranza. Bene è che vi sia la RAI che trasmette le partite, bene che ci siano persone a commentarle, meglio se lo facessero con un po’ più di brio. Migliorare si può! Migliorare si deve!!

Danilo Minarini    31 agosto 2014