La partita impossibile

05
ottobre
2013

Scritto da Danilo Minarini

Categorie: News / Quinto Ball

20 Ottobre 2013. Qualcuno aveva organizzato un evento all’aperto. Doveva essere stato un pazzo o un amante delle situazioni comiche. Organizzare un evento del genere… a fine ottobre, no, no, nulla di ironico, era stato sicuramente qualcuno fuori di testa. La mangiata collettiva che era stata programmata a seguire aveva poi in se qualcosa di inquietante. Leggevo la comunicazione ed ero sbalordito. Il  playball era previsto per le ore 10.

Alcuni giocatori arrivarono al campo avvolti in plaid multicolori. Certo, il corpo umano ha delle difese automatiche quando è attaccato dal freddo, difese automatiche come i movimenti degli interni su una giocata di bunt, sempre che quello in seconda base non sia ancora con la testa ai bagordi serali, ovviamente. Il corpo umano reagisce con la riduzione del calibro dei vasi sanguigni, in una parola con la vasocostrizione, tutto inizia a livello cute, per diminuire la dispersione di calore e proteggere gli organi interni. Qualcuno potrebbe obiettare, forse a ragione, che in certi giocatori non c’è  proprio nulla da proteggere, soprattutto sotto la cute cerebrale, ma non è questo il punto. Si deve giocare un Derby, qualcuno ha deciso di fare questa partita e questa partita si farà ed è inutile diventare cianotici e fare le stalattiti con il muco del naso, gli allenatori non si commuoveranno per così poco.

Si sa, col freddo le persone anziane sono a rischio per cui attenzione a quelli degli anni ‘70, dategli una boule di acqua calda, una a testa, dategli parecchie pacche col palmo della mano su tutto il corpo e non fatevi impietosire … faranno di tutto per disertare l’impegno, magari fingendo una crisi cardiovascolare.

L’arbitro occasionale dopo aver adunato le due squadre e spiegato ad alcuni di loro che non si poteva giocare all’esterno con indosso un Woolrich, lanciò in aria una moneta per stabilire chi sarebbe partito in attacco e chi in difesa. 6, gli inning , almeno nelle intenzioni iniziali, poi tutto sarebbe dipeso da quanti casi di ipotermia si sarebbero verificati nel corso della gara.

Si poteva cominciare. Sugli spalti, oltre ad alcuni malcapitati parenti e fidanzate (almeno fino a quel giorno) varie, un gruppo di Sfeniscidi giunti appositamente dall’Antartide per l’occasione. Qua e là qualcuno aveva acceso dei fuochi. La Virtus vincente “alla monetina” avrebbe iniziato in difesa.

… Ha piovuto tanto ! Per cinque interminabili inning. Terra rossa e acqua sono penetrate fino al midollo nei corpi dei giocatori delle due squadre. Una partita commovente, ma nessuno se ne è accorto perché la pioggia si mescolava alle lacrime formando piccoli rivoli sulle guance livide dei sopravvissuti.

Ultimo inning. Risultato ancora “congelato” sullo 0 a 0, una no hit per entrambe le formazioni. Solo un paio di battitori era riuscito a raggiungere una base, uno per parte, il primo colpito ad una mano, che da quel giorno sarebbe stato chiamato “il monco” e l’altro per un colossale errore collettivo su una battuta corta dove il terza base aveva travolto il pitcher che a sua volta era scivolato sul seconda base che stava per raccogliere la palla ed una volta presa, con mezza faccia nel fango, aveva tirato una mina in fronte al suggeritore di prima. C’era voluta un’ora per rianimarlo. E adesso era quasi finita. Un ultimo sforzo. Nel frattempo c’erano stati vari casi di dissenteria, uno di ipotermia, un assideramento, ad un esterno era caduto il naso, quelli che si lamentavano per le artriti non si contavano più.

La difesa batteva freneticamente i denti e le ginocchia. Il Closer, infastidito dal rumore, chiamò “TEMPO !” … e dal pubblico gli fece eco un coro “DI MERDA!!”. Fu a questo punto che l’arbitro decise di porre fine alle ostilità.

La “mangiata” venne consumata in un silenzio irreale. Il riso in bianco, quel giorno, sembrava anche buono.