Chi l’avrebbe mai detto (Un annata da ricordare)

21
settembre
2013

Scritto da Danilo Minarini

Categorie: Dalla Società / News / Serie C

Un anno di baseball è passato. Un anno di baseball non è mai uguale al precedente. Questo è stato un anno da ricordare. Poteva andar meglio? Poteva andar peggio? Non è questo l’obiettivo della discussione. Quello che hanno fatto i ragazzi della Virtus di Ozzano, in quest’anno di grazia 2013, ha dell’incredibile, ma nessuno l’ha capito fino in fondo.

Questa è una squadra di sgangherati. Personalità diverse, stimoli diversi, c’è chi è motivato e chi no. Scartini e diseredati che però vogliono giocare ancora ed allora bisogna trovare un modo di farli giocare per non perderli definitivamente. Ragazzi che hanno dato tanto a questo sport e a queste società. Tempo, sudore, attenzione e amore. Tanto amore! Poi ad un tratto le loro potenzialità si sono volatilizzate e si è voluto vedere solo ciò che non funzionava. Allora via! Giù nella pattumiera dell’umido. Non si è voluto far la fatica di creare un progetto di recupero. Poi sono arrivati sue soggetti che il baseball lo vivono, lo respirano, ci si nutrono e ci vanno anche a letto con la benedizione (e la sopportazione) delle rispettive consorti.

Alberto ed Andrea. Non a caso i due nomi iniziano con la prima lettera dell’alfabeto, perché è proprio da lì che bisognava ricominciare, dall’inizio!

Andrea, dopo un anno di rodaggio (la sperimentazione è d’obbligo!), decide che il momento è arrivato. Dall’alto piovono in squadra elementi “diversamente utili”, che fino all’anno prima aveva pasteggiato al desco della serie superiore. Questi elementi, per nulla “finiti”, vanno a rinforzare il gruppo formato nel 2012. Roncarati, Trentini, Poppi, Tambone, Natali, Carnevali e Casadei approdano alla corte di Coach Folesani. Anche Max Cesari ne trae giovamento non sentendo più tutta la responsabilità sulle sue spalle. La presenza continua di Alberto ad ogni evento è il sigillo dell’incipit societario. “La Società c’è e crede in loro!”

Ed ecco arrivare il primo colpo di genio. Folesani inventa la >competizione senza la gara< e decide (ordina) che la domenica mattina, con qualsiasi tempo o temperatura (e siamo in inverno), si vada alla conquista  del Santuario della basilica Di San Luca. Il portico più lungo del mondo, tutto in salita, 666 archi (il numero del diavolo??), non so quanti scalini per oltre 3 chilometri e mezzo!  Dapprima questa decisione viene presa come un acuto di pura follia, ma ad ogni ascesa i ragazzi sono sempre di più, si divertono e si completano. Folesani ha creato il GRUPPO. Adesso bisogna attuare la seconda fase, bisogna far sì che questi “scartini” riprendano fiducia in se stessi e diventino dei giocatori di una squadra. Bisogna, insomma, creare un obiettivo comune, un fine che giustifichi la fatica e gli sforzi. L’obiettivo è 29 vittorie, ZERO sconfitte.

Creare un obiettivo è importante, ma per avere successo deve essere raggiungibile e condiviso. I ragazzi ci credono, la società ci crede, le famiglie, i tifosi ci credono… quindi la parola “impossibile” esce dal vocabolario del gruppo.

Le due partite di Coppa Italia servono da antipasto. Cesena e Sasso, che saranno anche rivali in campionato, vengono spazzate via a suon di valide. L’Opening Day di campionato è più difficile del previsto, il Torre vende cara la pelle, ma con la carica che hanno dentro questi ragazzi, riescono a portare a casa la partita, adesso ci si crede di più!  Per tutto il girone di andata la squadra va in discesa, acceleratore spinto a fondo. Primi senza sconfitte e con una gara da recuperare. Nell’intermezzo si deve registrare il primo inciampo. Trasferta di Coppa a Teramo, viaggio discutibile, senza climatizzatore funzionante. Quando si arriva si va subito in campo. Niente da fare. Si esce sconfitti, sanguinanti, feriti ma non ammazzati. Il secondo atto, il girone di ritorno, ha lo stesso andamento  del primo. Vittorie ineccepibili fino alla partita col Cesena, gara in cui un “buontempone” decide di innalzare al ruolo di fenomeno il lanciatore della squadra di casa. I nostri escono dal campo più arrabbiati che sconfitti. E’ il primo segnale che si è lavorato molto sul fisico e sulle motivazioni, ma c’è ancora tanto da fare sul carattere. Avanti!! La Virtus riprende immediatamente il dialogo con la vittoria e vince il girone (non si ha memoria di quando sia stata l’ultima volta). E’ sicuramente un successo, un successo del gruppo. Un successo di tutti e per tutti. Gli sforzi sono stati premiati.

Ai playoff approdiamo, compresi i risultati di Coppa, con 15 vittorie e 2 sconfitte. L’avversario sarà il Longbridge, costola giovane della più titolata Fortitudo. Sarà un Derby… Questa parola, però, assume il significato che gli si addice solo in gara uno, quella vinta dai nostri, perché, nelle altre due, al di là delle brucianti sconfitte, si acuisce il problema caratteriale.

La Virtus è fuori, ma spero che nessuno abbia perso il senso di questa annata speciale. Le nostre due “A” e Max hanno trasformato un gruppo di giocatori “normali” in una squadra di “possibili vincenti”. Cosa manca per farli diventare “vincenti” e basta? Serve una spinta in più, interna ed esterna. Io non so quali siano i progetti societari per il 2014, ma sono certo che basterebbero un paio di innesti e questa squadra diventerebbe altamente competitiva, non sfigurerebbe nemmeno in un campionato di serie superiore. Per il discorso caratteriale invece, molto dipende dai ragazzi, dalla fiducia che nutrono per se stessi e, soprattutto, dagli errori commessi, perché è solo prendendo coscienza dei propri errori che si può migliorare.

Ma a Houston dicono che c’è un problema. Folesani, dopo un’annata corsa tutta al galoppo, ha annunciato il suo forfait per il 2014 e gli anni a venire. E’ stato doloroso, anche e soprattutto per lui. Il percorso non era stato ancora completato, per cui rimane sospeso un grande punto interrogativo, ma una cosa è certa ed incontestabile “ Chi l’avrebbe mai detto che una squadra di “ronzini” sarebbe diventata una squadra di “cavalli da corsa?” ”.