Arrivederci

29
gennaio
2019

Scritto da Danilo Minarini

Categorie: Dalla Società / News / Serie C

Ciao a tutti. Questo è il mio primo ed ultimo articolo della stagione 2019. Gli accadimenti delle ultime due stagioni, soprattutto quella del 2018, mi hanno sollecitato a prendere la decisione di staccarmi dalla Società di cui ho fatto parte da decenni. Vi racconto, prima dei saluti finali, la mia piccola storia nel “baseball”.

A dodici anni conobbi il baseball per la prima volta (oggi ne ho quasi 65), non ricordo nemmeno come, ma ricordo benissimo le lunghe camminate assieme ai miei amici per raggiungere il Gianni Falchi. Quel gioco mi entrò subito nel cuore e promisi a me stesso che, da grande, avrei fatto parte di quel fantastico circo. Portai il baseball a scuola e lo feci conoscere ed apprezzare a tanti ragazzi, miei coetanei. Passarono gli anni, tante partite, tante vittorie, qualche scudetto e qualche sconfitta. L’amicizia con Vic Luciani, Toro Rinaldi ed in seguito con Stefano Malaguti e Sergio Ghedini. Tutti veri campioni, altro che i mezzi giocatori di oggi. Trascinai anche mia moglie ad apprezzare il “vecchio gioco” e il profumo della terra rossa. Un Fortitudo contro Nettuno epico, stadio stracolmo, perdemmo di un punto, botte in campo, espulsioni, fuoricampo, doppi, e un triplo gioco difensivo…mia moglie non poté far altro che amare questo gioco! Nel 1986, in attesa del nostro Roberto, entrai nello staff di Nettuno Onda Libera come radiocronista della Fortitudo. Trasferte memorabili a Grosseto, Rimini, Parma Firenze e Verona. Avevo i miei fans, persone che salivano la scalinata per venire a dire che mi avevano ascoltato con estremo piacere. Le mie radiocronache non erano ingessate, parlavo alla radio come si parla tra noi, non lesinando battute di spirito, metafore e argomentazioni, a volte assurde, ma che avevano la capacità di avvicinare al baseball anche chi lo capiva poco, o per niente. Lo facevo per pura passione, nella convinzione che chi mi ascoltava si stava divertendo. Gli facevo vedere la partita con le parole. Dopo un intermezzo durato qualche anno tornai ai microfoni di XRadio, ma qui trovai dei personaggi un po’ ambigui, poco seri, completamente diversi dal mio modo di pensare ed essere. Un paio d’anni. A quel tempo in serie A c’erano anche le Calze Verdi di Casalecchio del carissimo “Gatto” Barbieri. Erano i tempi del presidente Lambertini, quello dell’Eurobuilding, che non pagava nemmeno il caffè d’asporto per i giocatori. Quando mio figlio compì l’età giusta andai da un mio ex compagno di radiocronache, Massimo Meo, e lo iscrissi alla Società Athetics. Quella sera Roberto andò a letto con il cappellino giallo verde. Grandi soddisfazioni, nonostante i pochi successi sportivi ottenuti. Categoria Ragazzi con vittoria della prima edizione della Winter League, competizione pensata e creata in collaborazione con Meo. Poi l’Allievi, la Juniores, il doppio campionato (uno degli anni più belli ed intensi) con tanti campionati, tante partite e tornei giocati e a volte vinti. La Rappresentativa Emilia Romagna, a Torre Pedrera, con finale sfiorata. Una vera e propria scuola di vita, lo sport serve a questo. Tutte le categorie fino ad approdare alla serie B. Qui purtroppo qualcosa si rompe. Cambia la mission, arriva un cubano. Però, nel 2006, corono uno dei miei più grandi desideri. Grazie alla Società, nella persona di Massimo Meo, e dei suoi fantastici parenti di oltreoceano, organizzo ed accompagno 13 dei nostri ragazzi, rinforzati da un paio di innesti di fuori provincia (Crepaldi e Fiocchi), in una avventura che rimarrà per sempre nel mio e nel loro cuore, due settimane in Canada, giocando diverse partite contro squadre di pari età, anche in notturna, tante attività ricreative, buon cibo ed ospitalità eccezionale, andando due volte allo SkyDome a vedere i Toronto Blue Jays (vs Orioles Baltimore) in un tour sportivo/culturale/turistico meraviglioso ed irripetibile. Qualcosa di magico. Dopo 16 anni di Athletics migro alla Virtus. Una semifinale e tre finali, purtroppo tutte perse, ma a testa alta. Un gran bel periodo, nonostante le delusioni.

Poi arriva il 2018, ci si trova spesso a non avere giocatori agli allenamenti, si fa fatica ad avere i giovani per le partite, soprattutto i lanciatori, perché già impiegati, anche quando magari non serve, nell’Under 18, il giorno prima, fino all’ultima “chicca” di trovarsi in otto all’ultima trasferta. Si può vincere o perdere una partita, ma non si può non avere rispetto. Troppa amarezza. Questa è stata la goccia che mi ha fatto decidere.  Niente più score, niente più sedute in panchina. Il mio grande rammarico consiste nel fatto che nessuno si sia accorto di ciò che stava accadendo, facendo forse finta di non capire né di vedere i segnali che a me apparivano evidenti.

Non posso che ringraziare tutti coloro che in questi anni mi sono stati vicini e che, a volte, se non spesso, mi hanno anche sopportato. Ringrazio gli allenatori Andrea Folesani e Massimiliano Cesari per la serietà e la gratuita dedizione dimostrata sempre e comunque, ringrazio Vincenzo Aurilia e tutto la dirigenza societaria, non ultimo Alberto Venturi, con il quale continuerò a battibeccare di calcio.
L’amicizia è qualcosa che va oltre tutto il resto.
Concludo augurando a tutto il gruppo Virtus di tornare presto ai successi che merita. Il mio, comunque, è un arrivederci.